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Chi è il Dottor Juan Carlos Castillo

Chi è il Dottor Juan Carlos Castillo

TRADIZIONE FAMILIARE PER LA GINECOLOGIA

ll dottor Juan Carlos Castillo è ginecologo dell’Instituto Bernabeu e un riconosciuto specialista. È sposato e ha una bambina. Dal 2013 fa parte del Gruppo Instituto Bernabeu è una persona fondamentale nel servizio di assistenza dei pazienti internazionali. Nel corrente mese di maggio 2022 è stato nominato Direttore Scientifico dell’IB come responsabile della formazione continua degli specialisti.

Fin dall’infanzia è stato in contatto con la medicina grazie a suo padre ginecologo e fin da giovane ha voluto dedicarsi a questa specializzazione medica seguendo la tradizione familiare. Si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 e sei anni dopo ha ottenuto il titolo di specializzazione in ginecologia; nel 2004 ha lavorato nel Pennsylvania Hospital negli Stati Uniti nel reparto di Alto Rischio Ostetrico, Ultrasuoni e Ginecologia Oncologica. Nel 2010 ha ottenuto il Dottorato in medicina concesso dall’Università di Valencia con la qualificazione di “magna cum laude”. Dal 2013 fa parte del Gruppo Instituto Bernabeu ed uno degli specialisti che si dedica ai pazienti internazionali.

Attratto dalla medicina riproduttiva, si è specializzato con diversi corsi e master in riproduzione umana. E nel 2005 ha deciso il cammino che avrebbe seguito da quel momento. In quell’anno è stato medico collaboratore nell’area di riproduzione assistita dell’Ospedale Clinico Universitario di Valencia. Qui ha completato la parte tecnica e quella pratica e ha studiato i procedimenti di stimolazione ovarica e quelli associati alla riproduzione assistita. Dalla comunità scientifica è considerato uno dei principali ricercatori nel settore della prevenzione della sindrome di iperstimolazione ovarica.

Quando il dottor Castillo ha iniziato le ricerche di protocolli e informazioni in questa materia ha trovato ben pochi documenti scritti e ricerche. Ha deciso quindi di iniziare a studiare e uno dei cattedratici lo ha invitato a ripassare le cartelle cliniche che conservava in ospedale con questo nuovo protocollo disponibile dal 2002. Ma fino al 2004 non erano disponibili in formato digitale e ha quindi dovuto analizzarle in formato cartaceo, una ad una. Il suo lavoro di ricerca ha avuto talmente tanto successo che nel congresso di Infertilità della Societpa Europea di Riproduzione Umana a Embriologia (ESHRE) di Lione, è stato presentato in una esposizione orale e ha rappresentato un passo importante per un medico così giovane visto che l’ESHRE è considerato uno degli spazi più importanti al mondo in materia di riproduzione assistita. Le sue conoscenze gli hanno permesso di far conoscere nuove ricerche e di far parte di un gruppo di esperti internazionali in prevenzione di iperstimolazione ovarica.

La ESHRE lo ha nominato editore associato nel 2016 ed e l’unico spagnolo a far parte del comitato editoriale della rivista Human Reproduction, la più prestigiosa al mondo nell’ambito della medicina riproduttiva. Il suo lavoro consiste nel controllare e approvare le ricerche che la rivista riceve per essere pubblicate. Quando il lavoro è legato al suo settore di specializzazione, determina la qualità e il valore del lavoro; inoltre, decide quali sono gli esperti più idonei per valutare gli altri tipi di ricerche. Il dottor Castillo spiega che “questo lavoro di revisione di altre ricerche mi permette di conoscere tutte le novità della medicina riproduttiva” e in questo modo essere sempre all’avanguardia.

Grazie alle sue conoscenze e specializzazione, ha realizzato più di 50 pubblicazioni in riviste specializzate e continua in questa traiettoria.

DIECI DOMANDE AL MEDICO E ALL’UOMO

Cosa le interessa di più all’interno della medicina riproduttiva?

Fin da quando si iniziarono ad applicare le prime tecniche di riproduzione assistita, era evidente che era necessario ottenere un maggior numero di ovuli e poter così generare embrioni che favoriscano una miglior selezione e maggiori aspettative di gravidanza. Ciononostante, con lo sviluppo di più follicoli per ottenere più ovuli può sorgere la cosiddetta sindrome di iperstimolazione ovarica (SHO), che costituisce una delle complicazioni più temute nel nostro settore. Inoltre, fin dai primi contatti con la riproduzione assistita, mi ha motivato la voglia di andare alla ricerca di quel protocollo che permettesse di ottimizzare il numero di ovuli ottenuti evitando la formazione di SHO; grazie allo sforzo congiunto a livello internazionale di molti professionisti, possiamo dire che al giorno d’oggi abbiamo sviluppato un criterio che previene questa potenziale grave complicazione. Questo successo ha rappresentato un enorme progresso per la sicurezza di questa tecnica e personalmente sono molto soddisfatto di aver contribuito (e di continuare a contribuire) a questo sviluppo.

Qual è stata la principale sfida che ha dovuto affrontare durante la sua carriera?

Vi sembrerà strano ma vivo una sfida costante che sperimento praticamente tutti i giorni quando lavoro e che consiste nel dimostrare ai miei pazienti (o almeno ci provo) che la miglior strategia per raggiungere il nostro obiettivo comune di avere un bambino nato a termine e sano, è trasferire un solo embrione in ogni tentativo. Per diversi motivi, i pazienti tendono a preferire il trasferimento di più embrioni; alcuni mi riferiscono che vorrebbero avere due gemelli; io rispondo sempre: “puoi tutti i figli che vuoi, ma uno alla volta”; è senza dubbio la miglior soluzione, soprattutto dal punto di vista ostetrico.

Cosa l’ha spinto a trasferirsi assieme alla sua famiglia da Valencia per poter lavorare nell’Instituto Bernabeu?

La mia carriera come specialista in riproduzione umana assistita è iniziata a Valencia, una città di cui ho ottimi ricordi. Dopo aver concluso la mia formazione presso l’Ospedale Clinico Universitario, ho iniziato a lavorare in una clinica della stessa città; già dall’ora conoscevo il prestigio dell’Instituto Bernabeu come istituzione importante e con un’evidente inclinazione verso l’innovazione e la ricerca, elementi sempre presenti in diversi contesti importanti del nostro settore come ad esempio il congresso della società spagnola di fertilità e la ESHRE. Quando l’occasione si è mostrata propizia e si è presentata l’opportunità di ampliare il mio orizzonte presso IB, non ho dubitato nemmeno un minuto e il successivo colloquio nelle installazioni del Direttore Medico Rafael Bernabeu, hanno riconfermato che questo passo avrebbe rappresentato un progresso importante per la mia vita personale e professionale… e non mi sono sbagliato. Ovviamente ho dovuto consultarlo con la mia manager personale, mia moglie (che fortunatamente era d’accordo!!!); Alicante è inoltre una città stupenda in cui nostra figlia cresce felice.

Cosa consiglierebbe ad una paziente che desidera iniziare un trattamento di riproduzione assistita?

In poche parole le consiglierei di affrontare questa tappa con illusione, perseveranza e ottimismo, ma senza dimenticare una dose salutare di realismo.

La decisione di consultare uno specialista in fertilità comporta diverse incertezze, in particolare cercare di comprendere perché una cosa apparentemente così “facile” in altre coppie (il concepimento) è per loro difficile; la maggior parte delle coppie giungono al nostro centro con numerosi dubbi e incertezze. Durante la prima visita consiglio di affrontare la questione con la massima naturalità possibile e con la voglia di superare le tappe per superare i problemi riproduttivi in un’atmosfera gradevole e in cui le informazioni pertinenti vengono comunicate con assoluta onestà; i medici si impegnano a fornire queste informazioni in un linguaggio semplice e comprensibile con un tocco specializzato e onesto, ma sempre e comunque umano.

Cosa è cambiato dal primo test di gravidanza positivo di una paziente all’ultimo?

Vi ringrazio per questa domanda, mi permette di retrocedere qualche anno e di ricordare momenti importanti. Del primo test di gravidanza positivo (a proposito, in orina) ricordo una serie di sentimenti gradevoli, frutto della felicità dei pazienti e della sensazione del lavoro svolto correttamente; fino a quel momento avevo visto questo tipo di successi nei miei professori e maestri; ma quel primo risultato positivo in un caso che ho seguito io personalmente ha rappresentato un momento di vera soddisfazione. Ovviamente mi rallegro con ogni test positivo, ma con più calma, chissà perché sono più consapevole che nonostante il test abbia dato un risultato positivo e sia il frutto di un enorme sforzo di varie persone (la coppia, la famiglia, i medici, le infermiere, i biologi), rappresenta solo il primo passo seguito da altre fide: la corretta evoluzione della gravidanza, il benessere materno-fetale e la nascita di un bambino sano, la nostra meta finale comune.

È stato appena nominato Direttore Scientifico dell’Instituto Bernabeu e si occuperà della formazione continua dei medici, cosa significa per lei assumere questa nuova responsabilità?

Un dovere enorme e, in egual misura, un onorevole privilegio e una piacevole soddisfazione. Il percorso dell’Instituto Bernabeu nell’area della ricerca medica è altamente riconosciuta nella nostra specialità e continuare su questa strada, fornendo anche un tocco personale, è sicuramente un privilegio. Devo aggiungere che, collaborare giorno per giorno con delle persone splendide che si ritrovano dietro a magnifici professionisti che compongono il nostro team istituzionale, renderà il compito, sebbene intrinsecamente con un alto impegno, altrettanto piacevole. È, a mio avviso, relativamente più facile affrontare questo tipo di sfida se si dispone degli strumenti logistici e umani adeguati e il tutto si svolge in un ambiente di lavoro imbattibile, e l’insieme di questi fattori, che si sommano per raggiungere il successo, sono presenti e offerti dall’Instituto Bernabéu.

Uno dei pilastri dell’Istituzione è la formazione continua. Come avviene la formazione dell’equipe dell’Instituto Bernabeu?

Fondamentalmente, l’equipe medica dell’istituto ha una vasta esperienza nella specialità. Oltre a questo, la formazione continua proviene da varie fonti. Da evidenziare è la realizzazione della sessione scientifica settimanale (della durata di circa due ore) in cui vengono discussi casi clinici complessi e vengono enunciate delle conferenze su argomenti specifici, sulle tecniche sperimentali, riguardanti le innovazioni del settore o argomenti di revisione; in questi incontri partecipano tutte le sedi dell’Instituto Bernabeu (la telematica si rende molto utile in questa missione) e costituiscono uno dei pilastri del costante “aggiornamento” del Centro. Altro focus di formazione continua è la partecipazione a forum e congressi sia nazionali che internazionali; in tal caso, il partecipante a tale evento deve presentare (in una delle suddette sessioni settimanali) gli argomenti che sono stati più rilevanti durante l’evento scientifico e fungere quindi da filo conduttore e divulgatore di attualità. Infine, l’intero team dell’IB ha accesso gratuito full-text alle pubblicazioni scientifiche di riviste ad alto impatto nella nostra specialità, uno strumento essenziale per un’ottima formazione continua.

Quali obiettivi si è prefissato per continuare nel promuovere questo aspetto?

In termini generali, una delle nostre missioni sarà quella di valorizzare le capacità innate di chi ha una propensione alla ricerca e quindi di “accendere la scintilla” e altrettanto di riuscire a motivare chi non ha questa tendenza. Con questo obiettivo collaboreremo con il dipartimento R&S, nella progettazione, assegnazione e monitoraggio di progetti di ricerca di massimo interesse scientifico, che diverranno entusiasmanti per il team umano che li porterà a termine. Tutto il team sarà coinvolto e si effettuerà un lavoro di squadra e ciò continua a essere la chiave del successo nell’istituto. Per quanto riguarda le sessioni scientifiche settimanali, il nostro incarico consisterà nello “scrutare”, tra le pubblicazioni più rilevanti delle riviste di maggior impatto nella nostra specialità, gli argomenti di interesse da discutere e assegnare i paper scientifici al team, cercando in ogni momento di essere equilibrati nella distribuzione degli argomenti, comprendiamo che si tratta di uno sforzo aggiuntivo ma che indubbiamente si traduce in un beneficio comune. E lo stesso per la partecipazione agli eventi; tra tutti quelli programmati durante l’anno, verrà scelto quello maggiormente prominente e il personale che parteciperà a tale evento sarà selezionato in base al tema, all’esperienza, all’interesse speciale per la questione e, naturalmente, alla motivazione. Infine (ma non meno importante) cercheremo di incorporare le potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione sociale come Twitter o WhatsApp nel processo di formazione continua, poiché attualmente hanno formati agili, pratici, veloci e semplici (e allo stesso tempo, molto completi!) per condividere informazioni, come “tweetorials” o “riassunti virtuali” (o virtual abstracts); siamo convinti che questi strumenti siano imprescindibili in questi tempi dominati dall’immediatezza nel flusso e nella diffusione della conoscenza.

Fare affidamento di medici altamente preparati è una tranquillità per i pazienti, cosa significa questa iperspecializzazione per una consulta?

La specialità della medicina riproduttiva ha visto rapidi progressi negli ultimi anni ed è attualmente alimentata da contributi individuali provenienti da molti campi di studio: clinico, biologico, genetico, endocrinologico, immunologico, ematologico, chirurgico, psicologico e persino etico. E ognuno di questi campi si sviluppa costantemente, guidati, tra le altre cose, da un potente progresso tecnologico. La formazione continua presso l’Instituto Bernabeu mira a interconnettere le migliori informazioni sugli sviluppi nei vari settori della medicina riproduttiva, in modo che, stando insieme ai nostri pazienti, possiamo fornire loro la diagnosi più accurata possibile e le migliori strategie disponibili per il raggiungimento di l’obiettivo comune. L’obiettivo è raggiungere l’eccellenza nell’offrire la migliore assistenza ai nostri pazienti con il fermo impegno che ciò trovi fondamento nel basarsi sulle migliori prove mediche disponibili.

Come si coniugano il lavoro quotidiano in studio o in laboratorio con la formazione continua? Qual è la spinta di questo zelo per migliorarsi ed eccellere?

Rendere il lavoro dell’assistenza compatibile con i progetti di ricerca e aggiornamento è sicuramente uno sforzo “in più” e, secondo me, in questo aspetto dello sviluppo professionale, come in altri della vita, la parola chiave è: la motivazione. Come ho accennato prima, un segno distintivo dell’istituzione è il suo impegno nella ricerca, si può dire che è nel suo “Dna istituzionale” e il team umano di IB si ispira a questi valori fin dai suoi primi giorni al Centro. La direzione medica e i responsabili scientifici e della ricerca intendono mantenere questa motivazione della ricerca scientifica distribuendo i compiti in modo organizzato ed equilibrato e soprattutto coordinando progetti che interessano il team umano che li svilupperà e fornendo i mezzi logistici necessari per questo scopo. In questo senso siamo mossi da un sano spirito di competitività, ci motiva il pensiero di vedere il nostro nome in quell’opera che verrà poi pubblicata su una rivista scientifica o esposta in un congresso e che contribuirà al progresso della specialità contribuendo alla conoscenza, comprendendo che i beneficiari finali di questa continuità saranno i nostri pazienti. I risultati di questa motivazione ci sono, infatti quest’anno 2022, il Congresso Spagnolo sulla Fertilità (SEF) e il Congresso della Società Europea di Fertilità ed Embriologia Umana (ESHRE) hanno accettato 33 dei 34 articoli scientifici presentati dall’Instituto Bernabeu, un ottimo traguardo e un orgoglio per il team e dell’equipe professionale dell’istituto e pienamente convinto di continuare a percorrere su questa giusta strada.

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