La principale frustrazione sia per i medici che per i pazienti che si sottopongono ad un trattamento di fecondazione di vitro (FIV) è l’impossibilità di raggiungere una gravidanza dopo diversi tentativi o l’interruzione precoce con aborti ripetitivi. Ci troviamo dinnanzi ad un errore di annidamento.

Considerando che genera un’enorme frustrazione nei pazienti, si presta a “trattamenti” empirici che offrono soluzioni “miracolose”.

Per lo specialista in Riproduzione Umana, trattarla con successo è senza dubbio una delle principali sfide da affrontare al giorno d’oggi.

Vediamo quindi come cerchiamo di risolvere con successo questo problema:

L’annidamento embrionale è un processo di straordinaria complessità che richiede che un embrione sia capace di annidare e che l’endometrio sia ricettivo, oltre ad una buona comunicazione tra endometrio ed embrione.

Innanzitutto, ricordiamo che nella natura umana, solo un embrione su quattro culmina in annidamento, una vera sfida spesso sconosciuta.

Nell’origine dell’errore di annidamento sono coinvolti numerosi fattori embrionali sia materni che paterni, per cui è necessario studiarli minuziosamente prima di scegliere il tipo di trattamento adeguato, per evitare spese inutili e un senso di frustrazione per i pazienti.

È inoltre fondamentale conoscere e valutare tutti i trattamenti effettuati in precedenza.

Per semplificare, ricordiamo che i protagonisti presenti sono tre: la madre, il padre e l’embrione.

Il contributo MATERNO è il più complesso; possono esistere problemi nell’utero, come ad esempio malformazioni, tumori, cicatrici, aderenze, infezioni o infiammazioni che influiscono sulla ricettività uterina, per cui si consiglia una valutazione meticolosa mediante isteroscopia diagnostica, culture uterine e, se necessario, uno studio mediante biopsia dell’endometrio, vale a dire lo strato in cui annida l’embrione.

I problemi ovarici rappresentano il 2º fattore da studiare: controllare la risposta ovarica, il numero e la qualità degli ovociti recuperati, l’evoluzione degli stessi nei cicli effettuati fino ad ora.

Approfondiremo l’argomento quando parleremo dell’embrione. Ricordiamo, inoltre, la presenza di punti di infezione vicino all’utero come il caso dell’idrosalpinge o resti di infezioni precedenti nelle tube.

E infine, problemi immunologici o di coagulazione sanguigna che impediscono il corretto annidamento. Questo studio avviene mediante prelievo sanguigno che permette di identificare la presenza di anticorpi “contro l’annidamento” e di alterazioni di coagulazione che generano microtrombi che impediscono che il sangue giunga correttamente all’embrione nelle prime fasi della crescita.

In entrambi i genitori è importante studiare le alterazioni cromosomiche: un cariotipo, vale a dire lo studio dei cromosomi (strutture che trasportano l’eredità genetica), ci permette di ottenere informazioni importantissime che spesso devono completarsi con analisi più specifiche che vedremo più avanti.

Il secondo protagonista, il PADRE: oltre al cariotipo, è importante studiare il liquido seminale per conoscere la percentuale di spermatozoi che contengono DNA frammentato e la dotazione cromosomica mediante i test del TUNEL e FISH per approfondire in modo dettagliato il contributo del padre sul futuro embrione.

È giunto il momento di conoscere il terzo paziente: l’EMBRIONE.

Purtroppo le informazioni a cui possiamo accedere al giorno d’oggi sono scarse.

Ad ogni modo è fondamentale valutare i cicli effettuati fino all’attualità: nº di ovociti ottenuti, tasso di fertilizzazione, tecniche utilizzate, risorse tecnologiche e umane che sono intervenute nei trattamenti precedenti, valutazione minuziosa dello sviluppo embrionale durante i giorni in cui restano in laboratorio fino al momento del trasferimento, le caratteristiche che presentano per poter stabilire una prognosi veritiera.

Giunti a questo punto, dobbiamo poter proporre soluzioni e fornire una prognosi alla coppia. Nella maggior parte dei casi, il trattamento personalizzato è la soluzione migliore.

Non dobbiamo dimenticare che l’esperienza ci insegna che le coppie che hanno sofferto 3 perdite gestazionali precoci hanno un 70% di possibilità di concludere una gravidanza con successo con metodi naturali, senza nessun tipo di trattamento, con varie tecniche che miglioreranno i risultati.

In primo luogo la correzione dei problemi diagnosticati durante lo studio: trattare i fattori materni e paterni per migliorare la salute dell’embrione e dell’utero incrementando le possibilità di un corretto annidamento e sviluppo embrionale.

È importante anche lo studio della dotazione cromosomica dell’embrione mediante la Diagnosi Genetica Preimpianto (DGP) o favorire l’ecclosione embrionale quando giunge il momento in cui l’embrione deve aderire all’utero materno.

Nel caso di patologie che non possono essere trattate, ci vediamo obbligati a ricorrere alla donazione di ovociti o spermatozoi. Sono alternative che offrono un elevato tasso di successo.

Consideriamo che in futuro la biologia molecolare possa essere una speranza per lo studio e il trattamento di queste coppie:  al giorno d’oggi, le linee di ricerca tese a conoscere il metabolismo dell’embrione ci permettono di approfondirne le necessità e il funzionamento precoce.

L’Instituto Bernabeu è pioniere in metabolomica dell’embrione.

Passo a passo, i risultati migliorano la prognosi fornendo un importante aiuto ai pazienti.

Recentemente abbiamo instaurato una nuova tecnica all’avanguardia chiamata Array-CGH, molto più sensibile ed efficiente del cariotipo convenzionale (permette di individuare duplicazioni o assenza di piccole zone cromosomiche che il cariotipo non è in grado di identificare), raggiungendo un livello di diagnosi 10 volte superiore. Questa tecnica rappresenta un enorme progresso per casi di sterilità per cause sconosciute o errori di annidamento ricorrente (saperne di più su Array-CGH)

Dott. Rafael Bernabeu, Direttore Medico dell’Instituto Bernabeu.

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