Spotting da impianto embrionale - Instituto Bernabeu

Cos’è l’impianto embrionale?

L’impianto è il processo attraverso il quale un embrione inizia il suo percorso di sviluppo nell’utero materno e talvolta può causare perdite di sangue (spotting). L’impianto è una conseguenza della crescita dell’embrione, che quando raggiunge l’endometrio uterino, è già in una fase di sviluppo della blastocisti, che gli consente di attecchire nelle pareti dell’utero e quindi ricevere i nutrienti dalla madre che gli forniranno tutto ciò di cui ha bisogno per il suo sviluppo “.

Prima che si verifichi questa unione, deve essersi verificata l’ovulazione; poi la fecondazione di quell’ovulo nella tuba da parte dello spermatozoo; ed infine, l’arrivo nell’utero, dell’embrione generato.

L’impianto embrionale richiede una complicità biologica tra l’endometrio (mucosa situata al centro dell’utero) e l’embrione. E non c’è molto tempo a disposizione per farlo! Solo poche ore in ogni ciclo mestruale, un periodo di tempo che si denomina “finestra d’impianto“.

È in questo periodo che l’endometrio sarà ricettivo.

Quando si produce l’impianto dell’embrione?

L’embrione dispone tra 12 e 48h per realizzarlo, tra il 20º ed il 24º giorno del ciclo, -sempre in casi di donne che hanno mestruazioni regolari, più o meno ogni 28 giorni-.

Tale data può variare a seconda del tipo di ciclo di ciascuna donna, corto o lungo che sia:  Di conseguenza, sia anticipa nei cicli corti (quando sono meno di 25 giorni) e si allunga nei cicli lunghi (quando sono più di 35 giorni).

Come si produce lo spotting dovuto all’impianto?

Dopo 2 o 3 giorni dall’arrivo dell’embrione nell’utero, inizierà il processo d’impianto:

  • Le cellule endometriali che sono in contatto con l’embrione rispondono producendo una serie di complesse e varie mutazioni, incluso l’aumento dei vasi sanguigni.
  • Da parte sua, l’embrione, dopo il suo arrivo nell’utero, segue un “rituale” in cui avvengono le seguenti fasi di impianto: apposizione, adesione e invasione.
  • È in quest’ultima fase che l’embrione penetra nell’endometrio, cercando di stabilire una relazione con i vasi sanguigni materni. Pertanto, è una fase critica e fondamentale per completare con successo l’impianto e il successivo sviluppo della placenta.

Sono trascorsi tra 6 a 10 giorni dalla fecondazione

Questa penetrazione dell’embrione nell’endometrio, che è stato preparandosi per riceverlo con una ricca vascolarizzazione, può provocare la rottura di microscopici vasi sanguigni della parete dell’utero materno, e pertanto l’apparire, in questa fase, di sanguinamenti vaginali, ciò che chiamiamo “spotting da impianto”.

Si ritiene che si presentain un pò meno di un terzo di tutte le gravidanze iniziali.

Che caratteristiche ha lo spotting da impianto? Colore, quantità e durata

È necessario chiarire che le possibili forme di aspetto e caratteristiche non seguono una linea guida fissa:

  • Il colore può variare, dal marrone, rosato o addirittura rosso.
  • Può essere accompagnato da fastidio addominale o lieve dolore con caratteristiche simili a quelle delle mestruazioni.
  • Il volume dello spotting va da quantità scarsa o molto scarsa.
  • Riguardo la durata o l’apparire dello spotting, è variabile, è spesso indicato come di breve durata (da 1 a 3 giorni) o può persino apparire in modo intermittente e durare qualche giorno sporadicamente.

Come si distingue lo spotting dalle mestruazioni?

Non è sempre facile differenziarli, sarebbe utile confrontarlo con le caratteristiche che ogni donna riconosce come il suo mestruo abituale.

In generale, le mestruazioni tendono ad essere di volume maggiore, rosso vivo, a volte accompagnate dalla comparsa di coaguli e durano secondo quanto si osserva di solito.

In ogni caso, un sanguinamento vaginale diverso da quello che si ha di solito con le mestruazioni, potrebbe corrispondere allo “spotting da impianto”. Ricordiamo che può apparire prima della data prevista per le prossime mestruazioni nei cicli spontanei naturali, o prima della data indicata per realizzare il test di gravidanza per quei casi che hanno realizzato trattamenti di riproduzione assistita (fecondazione in vitro, ovodonazione, inseminazione, …).

Questo sanguinamento rappresenta un rischio per la gravidanza?

Lo spotting da impianto è una conseguenza di parte del processo di inizio di una gravidanza e come tale, non corrisponde ad una situazione patologica. Come accennato in precedenza, questo fenomeno si presenta circa nel 30% di tutte le gravidanze, nella loro fase iniziale, e si presenta in modo variabile. Per questo motivo NON significa che la gravidanza sia a rischio. Se si ha avuto spotting in una gestazione precedente, non dev’essere motivo di preoccupazione il fatto di non averlo in successive gravidanze.

Che devo fare se si produce lo spotting da impianto?

Nel caso in cui questo tipo di sanguinamento compaia in una donna che sospetta o pensa di poter essere incinta in un ciclo spontaneo (ovvero che non ha seguito alcuna induzione dell’ovulazione o trattamento di riproduzione assistita), può eseguire un test di gravidanza in urine nel giorno / giorni stimati in cui sarebbe apparsa la mestruazione e che, tuttavia, questa volta ha caratteristiche diverse.

Se il test da positivo, deve contattare con il suo centro medico per il controllo della gestazione.        

Le perdite di sangue dopo i trattamenti di riproduzione assistita

Se le macchie vengono ad una donna che ha assunto farmaci che inducono l’ovulazione (clomifene citrato o letrozolo) o dopo aver effettuato l’inseminazione artificiale o un ciclo di fecondazione “in vitro”, deve contattare il centro in cui ha realizzato il trattamento.

In questi casi, e fino a quando non si ricevono le relative istruzioni, NON È NECESSARIO INTERROMPERE LA MEDICAZIONE INDICATA PRECEDENTE. L’unico test definitivo per sapere se è iniziata la gravidanza è un test di gravidanza da fare in  data indicata dal centro. La presenza o l’assenza di perdite di sangue non rappresenta nessuna diagnosi fino ad allora.

ULTERIORI INFORMAZIONI CORRELATE:

Bibliografia di riferimento

Dott.ssa Lydia Luque, ginecologa dell’Istituto Bernabeu

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