imagen4-e1301473089644-265x300Cosa succede dopo un’attesa (la beta attesa) che si vive con molta ansia e crea una speranza che può cambiare la vita di una coppia quando il risultato è negativo?

Molti pazienti ci comunicano che già lo sospettavano perché non avevano nessun sintomo; altre, invece avevano avuto piccole perdite prima del prelievo del sangue e quindi sospettavano già la cattiva notizia.

Bisogna dire chiaramente che la presenza o l’assenza di “sintomi” che le donne associano alla gravidanza non rappresentano un metodo diagnostico.  D’altra parte, è importante chiarire che spesso si verificano perdite vaginali di diverse intensità prima della data stabilita per il test di gravidanza e ciò non significa necessariamente che il risultato debba essere negativo. Difatti l’unica prova efficace si ottiene con un prelievo del sangue che determina il livello di ormoni legati alla gravidanza.  Il livello ormonale nelle orine viene identificato qualche giorno più tardi e non è sempre affidabile al centro per cento.

Nel momento della comunicazione della notizia negativa (beta negativa) affiorano una serie di sensazioni, sentimenti e pensieri che assomigliano a quelli di un lutto.

Immediatamente al paziente sorgono numerosi dubbi:

  • La possibilità di ottenere una gravidanza reale.
  • La fiducia posta nei professionisti e se hanno davvero fatto il possibile per raggiungere questo scopo
  • Il senso di colpa personale: “cosa ho sbagliato?”

È importante sapere che il risultato finale di un trattamento di riproduzione assistita dipende da numerose variabili e caratteristiche legate alla cartella clinica dei pazienti, al loro stile di vita, alla qualità degli ovuli e degli spermatozoi, dell’utero, a fattori legati all’immunità, la genetica e, ovviamente, la qualità degli embrioni risultanti dall’unione che è sempre unica, tra ovuli e spermatozoi specifici.

Bisogna essere consapevoli e accettare che, alcune volte, è impossibile sapere perché una donna non riesce a rimanere incinta.

La conoscenza attuale dei problemi legati alla fertilità è parziale, probabilmente limitata e piccola come la punta di un iceberg.  Persino in condizioni previe ottimali, l’embrione umano non è capace di annidarsi nel cento per cento dei casi e questo è dovuto al fatto che apparteniamo ad una specie animale che, confrontata con altre, ha un potenziale riproduttivo basso.

Cosa bisogna fare dopo una beta negativa?

Il gruppo di medici e biologi specialisti si occupa del controllo accurato di ogni singolo caso per poi proporre l’opzione più adeguata per intraprendere un nuovo tentativo.  La creazione di unità specifiche come quella destinata a pazienti con bassa risposta o riserva ovarica, pazienti con aborti ripetitivi, pazienti con problemi di annidamento, ecc. ha rappresentato un progresso importante in cui è possibile applicare tutte le tecniche attuali di studio, diagnosi e trattamento che permettono di migliorare i risultati.  Per quanto riguarda i pazienti, dopo un periodo di recupero personale, che varia da persona a persona, dovranno riflettere e decidere se sono pronti per affrontare un altro trattamento e rispettare le raccomandazioni e indicazioni dei professionisti che si occuperanno del loro caso.

Nonostante i limiti indicati in precedenza, grazie ai progressi tecnici applicati nei trattamenti di riproduzione assistita e al trattamento personalizzato di ogni singolo caso, attualmente la maggior parte dei clienti riescono a raggiungere una gravidanza evolutiva normale.

La dottoressa Lydia Luque, ginecologa dell’Instituto Bernabeu.

Beta negativa, adesso cosa bisogna fare?
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