La rivista internazionale Reproductive BioMedicine Online pubblica un nuovo protocollo di stimolazione ovarica per pazienti con bassa riserva ovarica sviluppato dai dottori Quartucci e Bertapelle dell’Instituto Bernabeu di Venezia.
10-03-2026
La prestigiosa rivista scientifica internazionale RMB – Reproductive BioMedicine Online ha recentemente pubblicato uno studio dei ginecologi Dott.ssa Giulia Bertapelle e Dott. Antonio Quartucci, specialisti dell’Instituto Bernabeu Venezia, in cui viene analizzato un nuovo approccio alla stimolazione ovarica volto a migliorare le possibilità di trasferimento embrionale fresco in pazienti con bassa riserva ovarica.
La bassa riserva ovarica rappresenta una delle maggiori sfide nella medicina riproduttiva, motivo per cui l’Instituto Bernabeu dispone di un’unità specifica per il trattamento. In queste pazienti, il numero di ovociti disponibili per un trattamento di fecondazione in vitro (FIVET) è limitato, quindi è fondamentale ottimizzare ogni ciclo di trattamento. In questo contesto, la possibilità di effettuare un trasferimento embrionale fresco, cioè senza la necessità di congelare preventivamente gli embrioni, può essere particolarmente importante per massimizzare le probabilità di successo.
Lo studio pubblicato analizza un protocollo di stimolazione basato sulla corifollitropina alfa (CFA) seguita da basse dosi di FSH ricombinante (r-FSH). Questo approccio cerca di riprodurre in modo più fisiologico la dinamica ormonale dei cicli naturali, favorendo lo sviluppo follicolare e mantenendo un equilibrio ormonale più stabile durante la stimolazione ovarica.
Uno degli aspetti chiave analizzati dai ricercatori è l’aumento prematuro del progesterone, un fenomeno che può verificarsi durante la stimolazione ovarica e che, quando si verifica, può alterare la ricettività dell’endometrio. In questi casi, gli specialisti tendono a congelare gli embrioni e a posticipare il trasferimento a un altro ciclo (strategia nota come freeze-all).
I risultati dello studio mostrano che il protocollo basato sulla corifollitropina alfa associata a basse dosi di r-FSH riduce significativamente il rischio di aumento prematuro del progesterone. Questo effetto potrebbe consentire di aumentare la percentuale di trasferimenti embrionali a fresco, evitando in molti casi la necessità di congelare forzatamente gli embrioni.
In base ai dati ottenuti, l’applicazione di questo protocollo è associata a una riduzione dell’89% della probabilità di aumento prematuro del progesterone, il che favorisce il mantenimento di un ambiente endometriale più adeguato per l’impianto embrionale. Inoltre, lo studio mostra un aumento del tasso di trasferimenti a fresco, che passa dal 44% al 65%.
Questi risultati aprono nuove prospettive nella gestione clinica delle pazienti con bassa riserva ovarica, un gruppo particolarmente complesso nella riproduzione assistita, dove ogni ciclo di trattamento rappresenta un’opportunità preziosa.
La pubblicazione di questo lavoro su una rivista scientifica internazionale di riferimento riflette l’impegno dell’Instituto Bernabeu nella ricerca applicata alla pratica clinica, orientata al miglioramento delle strategie terapeutiche e all’offerta di trattamenti sempre più personalizzati ed efficaci ai pazienti.

Intervista agli autori
Quale esigenza clinica vi ha spinto a ricercare nuovi protocolli di stimolazione per pazienti con bassa riserva ovarica e cosa apporta il vostro lavoro rispetto ai regimi tradizionali?
Dott.ssa Giulia Bertapelle e Dott. Antonio Quartucci: Nelle pazienti con bassa riserva ovarica, il trasferimento embrionale fresco rappresenta spesso la strategia clinica preferibile per ottimizzare i tassi di gravidanza e di neonati. Il nostro studio contribuisce in questo ambito dimostrando che l’uso di corifollitropina alfa, associata a basse dosi di r-FSH, riduce significativamente il rischio di aumento precoce del progesterone rispetto ai protocolli standard con dosi elevate. Questo approccio consente di limitare il ricorso a strategie di congelamento forzato degli embrioni (freeze-all), favorendo l’esecuzione del trasferimento embrionale fresco.
Il suo studio propone una stimolazione basata sulla corifollitropina alfa (CFA) seguita da r-FSH a basso dosaggio. Perché questo approccio aiuta a controllare il progesterone e a migliorare le probabilità di successo?
Dott.ssa Giulia Bertapelle e Dott. Antonio Quartucci: Questo protocollo riproduce la dinamica fisiologica dell’FSH osservata nei cicli naturali, favorendo lo sviluppo follicolare e mantenendo allo stesso tempo un equilibrio ormonale più stabile. I risultati dimostrano che questa strategia riduce dell’89% la probabilità di un aumento precoce del progesterone, garantendo un ambiente endometriale ottimale per l’impianto embrionale, senza compromettere la stimolazione della crescita follicolare.
Oltre alla loro attività clinica presso l’Instituto Bernabeu, svolgono anche attività di ricerca. Quali benefici reali può apportare questo protocollo alle coppie che si sottopongono al trattamento?
Dott.ssa Giulia Bertapelle e Dott. Antonio Quartucci: Il protocollo è facilmente integrabile nella pratica clinica quotidiana e ha dimostrato di aumentare significativamente il tasso di trasferimenti a fresco, che è passato dal 44% al 65%. Questa strategia rappresenta un potenziale beneficio clinico per le pazienti con bassa riserva ovarica, poiché offre la possibilità di evitare il congelamento forzato degli embrioni e il conseguente rischio di ridurre le probabilità di successo in un contesto in cui ogni opportunità di trasferimento fresco è determinante per la prognosi finale.
