NUOVO COMITATO DI R&S&I: Intervista ai nuovi membri dirigenti
09-03-2026
La ricerca, l’innovazione e la formazione continua fanno parte del DNA dell’Instituto Bernabeu. In un campo così dinamico come quello della medicina riproduttiva, la conoscenza è la base per offrire alle nostre pazienti un’assistenza sempre più precisa, personalizzata e sicura.
Con questo obiettivo, la direttrice medica dell’Instituto Bernabeu, Andrea Bernabeu, ha rinnovato il Comitato di R&S&I, nominando la dott.ssa Belén Lledó come direttrice scientifica, il dott. Paolo Cirillo come coordinatore della formazione, il dott. José Ortiz come coordinatore della ricerca e il dott. Jorge Ten come coordinatore della ricerca in embriologia.
In questa intervista spiegano il futuro promettente di questa nuova fase e come il percorso del Comitato di Ricerca, Sviluppo e Innovazione abbia permesso di integrare nella filosofia dell’Istituzione, per decenni, la ricerca propria e la formazione continua come pilastro essenziale del nostro modello assistenziale.
L’Instituto Bernabeu ha appena rafforzato il proprio Comitato di Ricerca, Sviluppo e Innovazione con nuovi responsabili. In qualità di direttrice medica, perché la ricerca e la formazione continua sono strategiche all’interno del modello assistenziale dell’Istituto?

Dott.ssa Andrea Bernabeu (A.B.): «La ricerca, lo sviluppo e l’innovazione sono un pilastro fondamentale nella struttura dell’Instituto Bernabeu sin dalle sue origini e che manteniamo attuale e in continua crescita sin dal suo inizio. La crescita del gruppo Instituto Bernabeu, sia a livello assistenziale che di ricerca, ci obbliga a mantenere i massimi standard di qualità e di attività formativa, per questo motivo, all’interno del nostro comitato di R&S abbiamo sviluppato diverse linee strategiche che comprendono sia la ricerca di base, clinica ed embriologica, sia il coordinamento della formazione continua del nostro team.
Questo continuo impegno nell’innovazione e nella ricerca è ciò che ci permette di essere leader nella medicina riproduttiva sia a livello nazionale che internazionale.«
Qual è il valore aggiunto che la ricerca attiva offre all’Instituto Bernabeu rispetto all’alternativa di applicare le conoscenze già esistenti?
A.B. «La proattività nella ricerca è fondamentale per poter implementare in modo agile ed efficiente quei nuovi strumenti diagnostici e/o terapeutici ai nostri pazienti e poter quindi fornire risposte e soluzioni rapide e accurate. Inoltre, promuove la personalizzazione dei trattamenti nella medicina riproduttiva, fondamentale non solo per migliorare i risultati, ma anche per ridurre i tempi necessari per ottenere la gravidanza tanto desiderata.
In altre parole, la ricerca attiva promuove il miglioramento dei risultati clinici e l’ottimizzazione dei processi terapeutici, evitando al contempo passaggi inutili che comportano un ulteriore carico emotivo».
Dal punto di vista della direzione scientifica, come viene articolata la ricerca affinché abbia un impatto reale e diretto sulla pratica clinica quotidiana?
Dott.ssa Belén Lledó (B.Ll.): «La ricerca presso l’IB è articolata con un approccio chiaramente incentrato sul paziente e sulla generazione di conoscenze con applicazione diretta nell’attività assistenziale. Il nostro obiettivo è migliorare la diagnosi dell’infertilità e offrire trattamenti che garantiscano i migliori risultati possibili.
Questo impegno nei confronti del paziente ci spinge a sviluppare una ricerca orientata alla personalizzazione dei trattamenti, adattandoli alle caratteristiche individuali di ciascun caso. Inoltre, il lavoro multidisciplinare tra professionisti di diverse specialità apporta un valore aggiunto, integrando diverse prospettive cliniche e scientifiche.
Grazie a questo stretto legame tra ricerca e assistenza, i nostri progetti hanno un’applicazione diretta in ambito clinico, il che si traduce in un impatto reale sulla pratica quotidiana e sulla qualità dell’assistenza che ricevono i pazienti.»

In che modo l’Instituto Bernabeu garantisce che le più recenti conoscenze scientifiche vengano implementate e siano effettivamente applicate quotidianamente da tutto il suo team medico?
B.Ll. «All’Instituto Bernabeu, l’integrazione delle più recenti conoscenze scientifiche nella pratica quotidiana si basa su una vocazione alla ricerca condivisa da tutto il team medico. I nostri colleghi partecipano costantemente a congressi, convegni scientifici e incontri di specialisti, dove vengono presentati e discussi gli ultimi progressi, favorendone la rapida integrazione nell’attività assistenziale.
Inoltre, organizziamo periodicamente sessioni interne in cui il team condivide le novità scientifiche, esamina le prove più recenti e propone l’aggiornamento dei protocolli clinici per le nostre pazienti.
Questo modo di lavorare, basato sul costante aggiornamento e sullo scambio di conoscenze, è pienamente integrato nella nostra attività quotidiana e garantisce che l’innovazione scientifica si traduca in un reale miglioramento dell’assistenza clinica.»
Grazie alla sua vasta esperienza come ginecologo, in che modo le pazienti percepiscono il fatto di essere seguite da un team in costante aggiornamento? Quali garanzie aggiuntive offre alle pazienti il fatto di essere trattate in un centro con una struttura scientifica solida e attiva?

Dott. Paolo Cirillo (P.C): «Le pazienti percepiscono chiaramente quando vengono assistite da un team in costante aggiornamento: lo vivono come maggiore sicurezza, fiducia e chiarezza nelle decisioni cliniche. Sanno che non viene loro applicato un protocollo standard, ma un trattamento pensato per il loro caso specifico.
Essere in un centro con una struttura scientifica solida e attiva offre garanzie reali, soprattutto quando la ricerca propria, in aree chiave come la genetica, fa parte del processo di assistenza. Ciò consente di anticipare i problemi, ottimizzare i risultati e personalizzare ogni fase del trattamento. Per la paziente, significa sapere che il suo caso viene analizzato con criteri scientifici aggiornati e che beneficia direttamente dei progressi generati all’interno del centro stesso».
Perché la formazione continua del team è fondamentale in un campo così dinamico come quello della medicina riproduttiva?
P.C: «La medicina riproduttiva è un campo in continua evoluzione, in cui le conoscenze scientifiche avanzano rapidamente. La formazione continua è fondamentale per poter integrare in modo rigoroso e sicuro le innovazioni che apportano realmente valore clinico.
Un team ben formato è in grado di applicare nuove tecniche con criterio, adattarle a ciascun paziente e migliorare i risultati senza compromettere la sicurezza. Inoltre, garantisce una pratica assistenziale omogenea e di alto livello in tutto il centro. In definitiva, la formazione continua è la base per offrire una medicina riproduttiva moderna, efficace e incentrata sulla paziente».
La genetica riveste un ruolo sempre più importante nella riproduzione assistita. Quali sono attualmente le principali linee di ricerca nel campo della genetica all’interno dell’Instituto Bernabeu?
Dott. José Ortiz (J.O.):»Abbiamo un numero significativo di progetti di ricerca in corso nel campo della genetica. Possiamo raggrupparli in tre grandi blocchi: Il primo è il microbioma. Il microbioma è l’insieme dei microrganismi presenti nel nostro corpo che svolgono un ruolo essenziale per la nostra salute. In diversi lavori abbiamo caratterizzato il microbioma vaginale, endometriale e, recentemente, seminale, analizzando l’impatto di ciascuno di essi sulla fertilità umana. Attualmente siamo impegnati in un progetto volto allo sviluppo di probiotici che favoriscano il profilo del microbioma, ovvero il profilo dei microrganismi più adatto a questi organi, al fine di massimizzare le possibilità di successo dei trattamenti di fecondazione in vitro.
-Il secondo blocco è costituito da studi volti a migliorare il PGT-A. Questo test consente di analizzare gli embrioni a livello cromosomico per selezionare quelli senza alterazioni. Generalmente questi test richiedono la biopsia dell’embrione. Attualmente stiamo studiando la possibilità di sostituire la biopsia con il mezzo di coltura degli embrioni, applicando diverse metodologie di purificazione del DNA. L’obiettivo è quello di essere il meno invasivi possibile per conoscere lo stato cromosomico dell’embrione. Si tratta di informazioni fondamentali per aumentare le possibilità di successo del trattamento.
Infine, il terzo e ultimo blocco si concentra sulla ricerca di varianti genetiche, polimorfismi, che modificano o predispongono a diversi problemi di fertilità, come ad esempio la bassa risposta ovarica, i fallimenti di impianto o gli aborti ripetuti.«

In che modo la ricerca genetica contribuisce a personalizzare i trattamenti e a migliorare i risultati riproduttivi?
(J.O.): »Proprio questa domanda si ricollega alla terza linea di ricerca: l’identificazione di questi polimorfismi costituisce la base per la personalizzazione dei trattamenti. La conoscenza del profilo genetico dei pazienti ci consente di elaborare protocolli personalizzati per ciascuno di essi. Questo è ciò che viene definito medicina di precisione.
In questo senso, abbiamo sviluppato diversi test, tra cui spicca l’IBGenFIV che analizza diverse varianti a partire dalle quali possiamo conoscere il protocollo di stimolazione ovarica più adatto a ciascuna paziente per ottimizzare il numero di ovociti da recuperare e massimizzare le possibilità di successo del trattamento di fecondazione in vitro. Test che stiamo migliorando applicando l’intelligenza artificiale per l’identificazione delle varianti genetiche con maggiore capacità predittiva.«
L’embriologia è uno dei pilastri della riproduzione assistita. Quali sono le sfide scientifiche attualmente affrontate nel campo della ricerca?

Dr. Jorge Ten (J.T) »Nel campo della ricerca embriologica stiamo affrontando sfide scientifiche fondamentali volte a migliorare l’efficacia dei trattamenti e i risultati clinici, avanzando al contempo verso procedure sempre più sicure e personalizzate.
Una delle linee più rilevanti è lo sviluppo di nuove strategie di selezione spermatica, tra cui spicca la ricerca basata su un dispositivo brevettato che utilizza cellule della granulosa, progettato per selezionare spermatozoi con maggiore capacità funzionale e potenziale riproduttivo. L’obiettivo è ottimizzare la qualità del gamete maschile, migliorare il tasso di fecondazione e contribuire a uno sviluppo embrionale più efficiente. Questi studi sono condotti in stretta collaborazione con altre istituzioni accademiche, come l’Università di Alicante, rafforzando l’approccio traslazionale della nostra ricerca.
Parallelamente, lavoriamo all’ottimizzazione della selezione embrionale, integrando parametri morfocinetici e genetici ed esplorando l’applicazione di strumenti di intelligenza artificiale che ci consentono di analizzare grandi volumi di dati e aumentare la precisione nell’identificazione degli embrioni con maggiore potenziale di impianto.
Tutto ciò è integrato da studi volti a migliorare i sistemi di coltura embrionale e le tecniche di crioconservazione, con l’obiettivo di massimizzare la vitalità embrionale, ridurre la necessità di cicli ripetuti e, in definitiva, aumentare l’efficienza complessiva dei trattamenti e i risultati clinici per i nostri pazienti.«
Come vengono integrati i progressi nella ricerca embriologica nelle procedure cliniche abituali?
(J. T): «All’Instituto Bernabeu la ricerca embriologica è concepita fin dall’inizio con un approccio chiaramente traslazionale. I progressi generati nell’area di R&S vengono valutati in modo rigoroso nell’ambito di progetti strutturati e, una volta convalidati scientificamente e clinicamente, vengono progressivamente incorporati nei protocolli assistenziali.
Questa integrazione viene sempre effettuata in modo coordinato tra embriologi, ginecologi e genetisti, il che consente di adattare le nuove conoscenze alla pratica clinica reale, mantenendo i massimi standard di sicurezza e qualità. L’obiettivo non è solo quello di innovare, ma di farlo in modo efficiente, apportando miglioramenti tangibili nei risultati clinici e nell’ottimizzazione dei trattamenti.
Inoltre, la comunicazione costante tra il laboratorio e la clinica, insieme alla formazione continua del team, garantisce che questi progressi siano applicati in modo omogeneo e responsabile, assicurando che la ricerca abbia un impatto diretto sull’assistenza quotidiana e sulla cura che ricevono le nostre pazienti.«
Cosa ha significato per te, dal punto di vista personale e professionale, far parte del Comitato R&S&I dell’Instituto Bernabeu?
J.T: «Far parte del Comitato di Ricerca, Sviluppo e Innovazione mi ha dato la possibilità, a livello professionale, di promuovere una ricerca in embriologia con applicazione diretta nella pratica clinica, lavorando in modo coordinato con altre aree strategiche. A livello personale, rappresenta un’ulteriore motivazione poter contribuire attivamente allo sviluppo scientifico e assistenziale dell’istituzione.«
J. O: «Prima di entrare a far parte dell’IB, provenivo dal mondo della ricerca e per me è stata una grande soddisfazione poter applicare quelle conoscenze all’IB. Credo che la ricerca sia una parte essenziale della medicina in generale, ma soprattutto della medicina riproduttiva, dove i progressi e le innovazioni sono costanti.«
Se dovesse riassumere in una frase il contributo che la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione dell’Instituto Bernabeu apportano ai propri pazienti, quale sarebbe?
A.B: «Medicina innovativa e di precisione per e dal paziente.«
J.T: «Innovazione scientifica applicata per offrire a ogni paziente il trattamento più preciso ed efficace.«
J.O: «La ricerca, lo sviluppo e l’innovazione presso l’IB garantiscono ai nostri pazienti i migliori trattamenti, grazie all’applicazione delle ultime scoperte nel campo della medicina riproduttiva.«

